
In Spagna si è slegato la polemica. Tutto cominciò quando Pablo Soto, un giovane studente di informatica, fu denunciato per creare programmi di scarico illegali, i più conosciuti come "peer to peer." Le discografiche e le associazioni di autori hanno perso i giudizi contro i posti che allacciano questo tipo di archivi, ora si sono incentrati sui designer di questi software.
L'industria non può perseguire a milioni di internaute, evidentemente, e vedi nelle legislazioni europee poco aiuto col qualle garantire i suoi propri interessi. Gli scarichi convulsivi di utenti di ogni tipo di archivi hanno fatto che i benefici degli artisti spagnoli e le discografiche più famose non siano sufficienti.
Ora il dibattito è servito: chi è il colpevole di tutto questo? gli utenti, i creatori del software o i posti che albergano le unioni? L'Associazione di Produttori di Musica della Spagna, Promusicae, e le multinazionali Warner, Universali, Emi e Sony chiedono 13 milioni di euro a Pablo Soto per la creazione dei suoi software, poiché questi hanno provocato la "violazione della proprietà intellettuale."
Ma non è la prima volta che sentiamo parlare di queste robe. Napster, uno dei precursori del P2P che arrivò a contare con più di 25 milioni di utenti, fu chiuso in 2001 per ordine di un giudice statunitense per violare i diritti d'autore. Accettò pagare 36 milioni di dollari alle discografici. Ora è un negozio legale con un catalogo che si pubblicizza come venditore ideale di contenuti per l'iPod e l'iPhone.
Ad ogni modo, ed a dispetto di quello che succeda nel giudizio contro Pablo Soto, una cosa è chiara. Fino a che le legislazioni internazionali non raggiungano un accordo di minimi sulla legislazione della violazione dei diritti d'autore in Internet, ed incomincino a segnalare colpevoli, le cose seguiranno senza avere nessun senso.




